A Lack of Clarity

Stefan Kruse Jørgensen, A Lack of Clarity, 2020, 23′


Arrivato al suo 50esimo compleanno, il Collectif Jeune Cinéma festeggia, nell’ambito della 23esima edizione del Festival des Cinémas Différents de Paris, con una serie di approfondimenti su autori e film che hanno fatto la storia del collettivo, in aggiunta ai 33 film della competizione internazionale. L’obiettivo del festival è quello di avere contemporaneamente uno sguardo sul passato e verso il futuro, nella consapevolezza che «c’è ad oggi un’abbondanza di registi che fanno dei film sperimentali invece di essere sperimentali». L’obiettivo della critica, dall’altro lato, è quello di cercare di tracciare dei solchi, dei sentieri lontani da questa tendenza generificante in atto, dall’elevazione a stilema della tautologia delle tautologie: l’arte sperimentale. Se di focus si deve parlare, dunque, è solo nella misura in cui assai luce su un oggetto ne oscura l’intorno, e qui l’attività critica è proprio quella di parlare di qualcosa per definire contemporaneamente qualcosa di cui non si vuole (perché sarebbe moralmente sbagliato farlo) parlare.


Bright light city gonna set my soul
Gonna set my soul on fire
Got a whole lot of money that’s ready to burn
So get those stakes up higher

[…]

How I wish that there were more
Than the twenty-four hours in the day
Even if there were forty more
I wouldn’t sleep a minute away

[…]

Viva Las Vegas turnin’ day into nighttime
Turnin’ night into daytime

Elvis Presley, Viva Las Vegas

Come voce di un brano dei Godspeed You! Black Emperor, un uomo riflette sulla natura di un dispositivo di controllo pervasivo e inquietante: telecamere termiche dalle impressionanti capacità, così precise da permettere, potenzialmente, di tracciare qualunque abitante di un’intera città. Come se non bastasse, l’aumento esponenziale del volume dei sistemi di illuminazione di alcune grandi metropoli (Parigi, Hong Kong, Las Vegas, Dubai) ha assottigliato prepotentemente la linea che separa il giorno e la notte. E dunque, come recita il brano di Elvis Presley (che non ha caso è canticchiato nel film a mo’ di litania, quasi fosse un sarcastico requiem): «Viva Las Vegas».

Cosa resta dell’importanza dell’atto breve e raccolto se anche una sigaretta buttata per terra è suscettibile di tracciamento? Oppure se l’immagine stessa di una folla può essere scomposta in una serie perfettamente organizzata di nomi, cognomi, date di nascita e addirittura parametri vitali? E soprattutto, come si può dormire in un mondo senza notte? Zombi a macchie1 vagano e si accalcano a tutte le ore in città che hanno smesso di inspirare e non fanno altro che produrre, produrre, produrre, come un gigantesco cantiere sempre all’opera. Niente sfugge però all’occhio di questi dispositivi tecnologici molto raffinati, culmine di un percorso di miglioramenti nella stabilizzazione e messa a fuoco dell’occhio meccanico che ha origini addirittura – secondo la voce fuori campo – in particolari supporti bellici per il combattimento su veicoli in movimento: ciò che era guerra ora si è fatto cinema.

Questa necessità di luce, dall’essere figlia di una necessità di sicurezza, è diventata mancanza di chiarezza, perché è ovvio che più cose si possono guardare, meno se ne possono vedere. Sparisce gradualmente l’invisibile (ciò per cui si resiste e combatte ogni giorno), l’inatteso, nella malata tensione verso un aumento delle ore utili alla produttività. Persino l’improduttività per antonomasia, i senzatetto (chiamati in causa dalla voce), sono condannati alla privazione del sonno.

Non c’è quasi più la notte, e ad un vagabondo non è più concesso neanche di dormire su una panchina, ai margini di una strada, in un parco, perché non c’è più l’abbassamento della marea di persone nelle strade o il confortante sentimento della quiete.

Soprattutto, non c’è più il buio, e, zombi tra gli zombi, un uomo senza dimora è costretto a vagare fino all’alba, quando le luci della città si spengono ma solo per lasciar posto al Sole.

Viva Las Vegas…


Bibliografia

1 Kevin Toma, Avonduren: het kortefilmfestival Go Short, 2021.

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